Lettere da Bob – 22 lettere da Robert Adams a Giovanni Zaffagnini
Le fotografie e le lettere qui riprodotte fanno parte di un lungo e singolare carteggio tra due fotografi, Giovanni Zaffagnini e Robert Adams, fatto di parole e immagini, che dura ancora oggi da circa 40 anni.
L’esordio di questa corrispondenza risale al 1986, quando il fotografo Giovanni Zaffagnini era tra gli organizzatori del progetto interdisciplinare Traversate del deserto, che metteva a confronto filosofi, fotografi, scrittori e sociologi attorno all’idea della desertificazione ambientale e culturale della società contemporanea. La mostra e il relativo volume furono presentati al Granaio di Fusignano (RA) nel maggio dello stesso anno. Zaffagnini spedì una copia del libro al fotografo americano Robert Adams, di cui era grande estimatore, chiedendo l’indirizzo al curatore italiano Paolo Costantini.
Nel 1986 Adams era già da tempo una figura di riferimento della fotografia americana e internazionale, con all’attivo numerose mostre e pubblicazioni: negli anni settanta aveva pubblicato il libro The New West (1974) e partecipato alla importante mostra New Topographics: Photographs of a Man-Altered Landscape (1975), curata da William Jenkins; nel 1981 aveva pubblicato il saggio, tradotto poi in diverse lingue, Beauty in Photography. Essays in defense of traditional values; si consideri inoltre che pochi anni più tardi, nel 1989, il Philadelphia Museum of Art dedicherà al fotografo americano la prima importante retrospettiva “midcareer” dal titolo To make it home. Photographs of the American West con una selezione di fotografie dal 1965 al 1986.
Quando Zaffagnini spedì ad Adams il libro Traversate del deserto allegò un suo biglietto da visita, senza però, come suo solito, nessuna lettera di presentazione o di accompagnamento. Una strana forma di inquietudine questa, per Giovanni, che nella vita di tutti i giorni è una persona estroversa, aperta e comunicativa, ma quando si tratta di condividere i propri progetti autoriali con colleghi, curatori o addetti ai lavori, preferisce una modalità silenziosa, che lasci parlare solo il lavoro, ma che potrebbe sembrare fin troppo discreta. Dopo qualche tempo, esattamente il 20 luglio 1987, ricevette in risposta una piccola stampa originale con alcune note scritte sul bordo bianco della carta: Adams, ringraziando per il libro, esprimeva apprezzamenti per il progetto citando il poeta Gerald Stern e la scrittrice Virginia Woolf.
Inizia così una atipica e lenta corrispondenza tra i due fotografi, che continua ancora oggi con la stessa modalità, oramai d’altri tempi: all’invio “secco” di un libro di Zaffagnini, Adams risponde con una lettera scritta a mano. Il figlio di Zaffagnini, Fabio, traduce le lettere del fotografo americano, in modo che il padre possa comprenderle. Adams commenta i libri di Zaffagnini attraverso citazioni di poesie e testi letterari, paragoni con artisti visivi, e attraverso pochi ma incisivi commenti che ribadiscono l’amore del fotografo americano per la bellezza e fragilità della natura, e le sue preoccupazioni di fronte al diffuso e incessante uso improprio del territorio da parte dell’uomo.
Robert Adams e Giovanni Zaffagnini non si sono mai incontrati, né fisicamente né virtualmente, né si sono mai telefonati o scambiati una mail. Questa corrispondenza cartacea è stata il loro modo di conoscersi a vicenda, come artisti e come persone. Leggendo queste ventidue brevi lettere di Adams si ha però la chiara impressione che sia nata una amicizia vera e profonda, fatta di poche parole, intervallate da un silenzio adeguato.